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"Preferisco il ridicolo di scrivere poesie al ridicolo di non scriverle" (Szymborska)
Alice, Age, 26
Costantemente alla ricerca di qualcosa.
Ho i denti che mi fanno male per aver morso il braccio di chi mi teneva. Poi sono scappato. La notte, quella notte, era fatta di luci, di lampioni ed urla intorno al paese. Nessuno poteva tornare a casa. Mi trovai al mattino, a casa mia, mentre tremavo sotto la doccia, senza più fiato a chiamare al telefono qualcuno che potesse, almeno... venire ad aiutarmi. La segreteria era muta. Il mio gatto mi guardava in fonto al letto. Avevo i piedi tumefatti, gelidi. Poi un messaggio, uno solo. E quello diceva che basta, era la fine, non poteva più vedermi. Così, un messaggio capisci? Come fossi l'ultima cosa... come fossi stata l'ultima cosa da lasciare morire in quel fottuto sabato mattina. Chiamai un vicino di casa. Chiamai un dottore. Urlai forte e spaccai il tavolino di vetro per terra. Non smettevo di tremare. Poi chiusi gli occhi. Anche quando una luce mi si ficcava di forza sotto le palpebre e delle dita me le tenevano aperte. Io pensavo alla pace. Che niente mi era importato fino ad allora. E mi dissi, che alla fine era giusto che tutto andasse a finire così... Da quel giorno lì non mi sono chiesto più niente. Qui si rischia di fare una brutta fine per un pò di solitudine forzata.